LA RICCHEZZA DEL “DIVERSO”

Da che esiste il mondo, esiste la diversità. Ed è stata proprio questa la chiave per lo sviluppo di tutto ciò che adesso il mondo ci offre, sia nel campo della natura, che nell’ambito scientifico, tecnologico o culturale.

E’ stato spesso provato che le diversità possano essere in realtà spunto di arricchimento culturale.


Un esempio che abbiamo “in casa” è la nostra meravigliosa Sicilia: la sua posizione geografica l’ha resa, nel corso dei secoli, luogo di scambi commerciali e meta di conquista da parte delle

popolazioni europee e mediorientali, ed ognuna di esse ha lasciato la sua impronta ed un po’ della propria cultura ad un popolo che, nei secoli, ha saputo farne tesoro ed arricchirsi dalle esperienze dei “diversi”.





Questo concetto credo sia chiaro a tutti.

Si, ma a parole!

Viviamo in una società bombardata e a volte realmente invasa, dai contributi di ognuno, anche e soprattutto grazie al grande palcoscenico virtuale che sono i social.

Tutto ciò può essere considerato una grande opportunità per l’uomo, il quale ha a disposizione sapienza ed esperienze che possono aiutarlo a migliorarsi grazie al confronto.

Avendo a disposizione così tanto materiale e così tante opinioni, a logica, dovremmo essere diventati più aperti e sensibili, grazie alla possibilità ed in seguito alla potenziale abitudine, di poter accedere alla diversità.

Ma chiariamo cosa intendo in questo mio post con la parola diversità. La concepisco come ciò che si distingue da quello che siamo stati fino a quel momento, quindi tutto ciò che possa essere un altro modo di, un altro gusto, un opposto pensiero, o qualcosa che non abbiamo mai contemplato.

Questa libertà di poter attingere a nuove fonti, a pensieri diversi, a modi a noi alieni di agire, in teoria potrebbero esser quindi visti come infinita possibilità di completarsi, di migliorarsi.

Ma tutto ciò raramente accade.

Sempre di più, soprattutto sui social, assistiamo ad imposizioni e bisogni di sovrastare e giudicare tutto ciò che è diverso da quello che pensiamo o siamo, ed il risultato è un avvilente calderone di ego che, come in un girone dell’inferno dantesco cerca, calpestando gli altri, di emergere da un mucchio di carne e fango.


Nell’ambito musicale, quello che vivo e di cui vivo da circa 28 anni, è molto spiccato questo senso di voler per forza sovrastare ed imporre il proprio pensiero.

Mi ritrovo così a pensare, auspicandomi che tutti noi riusciamo ad imparare dalla nostra disciplina,la musica, che ha motivo di esistere solo ed esclusivamente grazie all’armonia e alla condivisione.

Nessuna nota di per sé è una canzone, ma ognuna necessita di altri simili, che se non fossero però diversi fra loro, non potrebbero dar nascita ad una melodia.

Dobbiamo per prima cosa riuscire ad entrare nella mentalità che il diverso è una cosa positiva, non negativa!

Ogni persona è diversa e perciò unica, e ciò che va bene per uno non è detto sia giusto per gli altri.

A tal proposito mi viene da pensare che ogni metodo di canto, che aiuti gli artisti a produrre un suono funzionale, sano ed eufonico sia giusto ed abbia motivo di esistere senza essere giudicato o denigrato.

Ogni colore è diverso dall’altro, ma unendoli si creeranno altri aspetti cromatici!


E allora impariamo a condividere, apprezzare e non alzare il dito verso ciò che è diverso da quello che siamo stati fino a quel momento.

Non escludiamo la possibilità che, approfondendo ciò che ci sembra distante oggi, esso potrebbe diventare un domani parte della nostra esperienza arricchendoci, e ringraziamo il cielo che continuamente, un nuovo “alieno” si presenterà a destabilizzarci e stimolarci nella crescita!




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